giovedì, 12 febbraio 2009

Entro in casa, e deposito tutti gli acquisti a terra, sposto il tavolo, le sedie, libero la parete interessata su cui monterò le mensole. Riappoggio la televisione sul mobiletto, e le ridò vita.
  Dei personaggi apparentemente eleganti e seri parlano di diete e di salute e di quanto il peso eccessivo ne mini l’integrità e si alternano ai racconti delle bieche esperienze personali di ciccioni mangioni recidivi dal fiato corto che parlano farfugliando l’uno sull’altro senza far capire niente. Le esperienze si confondono anche nei tentativi di traduzione dall’italiano all’italiano che la conduttrice azzarda tra mille sorrisi. Deve sentirsi bella come una dea tra quella gente eccessiva.
   Decido di lasciarli parlare.
  Indosso una tuta affatto decente e mi organizzo mentalmente il lavoro prima di mettermi all’opera.
  Con un metro pieghevole prendo le misure e marco sulla parete i punti destinati alla foratura assicurandomi che la linea sia orizzontale.
  Punta sul trapano, miro, respiro.
  Affondo nel muro mentre una nuvola di polvere sottile investe mezza stanza ricoprendola.
  Il trapano fatica a penetrare, chissà che cazzo c’è dentro a queste pareti, spero sempre di trovare una pepita d’oro o una mappa di qualche tesoro nascosta nei decenni passati. Trovo solo materiale che con fatica si polverizza e continua a peggiorare la situazione. Polvere grigia, polvere rosso mattone. Trapano e spingo con fatica. Un foro, due, tutti. Una sudata. Ho la sensazione che queste pareti non siano adatte a questo tipo di intervento, troppo invasivo per la loro struttura vecchia e sgretolante. Cominciano i dubbi e monta il nervosismo per essermi dedicato ad un’operazione azzardata e forse inutile. Decido di avere già superato il punto di non ritorno, ormai continuo.
 Inserisco i tasselli, ognuno con la sua particolarità: alcuni devono essere ficcati dentro con colpi decisi di martello, che per l’occasione è stato egregiamente sostituito da un batticarne, dopo aver sperimentato senza successo la tecnica di colpi di libro, altri entrano senza alcuna resistenza, e anzi, si muovono un po’ troppo all’interno del buco. Altri sembrano calzare meglio.
 Appoggio i reggimensola sul muro in corrispondenza dei buchi con i tasselli, inserisco il principio delle viti e inizio ad avvitare.
 E’ l’inizio della fine: alcuni tasselli, deputati al bloccaggio delle viti ed alla sicurezza del sostegno, vengono meno alla loro funzione e ruotano all’interno del buco. Altri si deformano rendendosi inefficienti, altri addirittura escono dal foro, non avendo capito un cazzo su ciò che dovevano fare.
 I reggimensola sono precari, è evidente che non sopporteranno mai il peso della mensola anche se caricata lievemente.
 Respiro tra le polveri che ancora annebbiano l’aria.
 Va bene, mi dico. Riproviamo.
 Altre misure, altri buchi, altre penetrazioni dolorose di tasselli. Il risultato non cambia molto.
 Il mio volto è in tensione. Cerco di mantenere la calma per restare preciso e meticoloso.
 Svito, e smonto per riprovare per la terza volta. La parete è già sporca e ripetutamente perforata.
 Con nervosismo elevato ripeto l’opera: il risultato è ancora peggiore del primo e del secondo tentativo. La parete è piena di buchi, alcuni contenuti, altri degenerati in sgretolamenti irrimediabili.
 Ho la faccia paonazza e tirata, prendo a calci la parete imprecando e lasciando l’impronta delle suole, sbatto a terra i reggimensola, i tasselli del cazzo, tutto. Do un calcione violento alle mensole rimaste appoggiate tra il pavimento e la parete stuprata ferendomi un piede, che inizia a pulsare da subito. Le mensole ricadono e si ammaccano e sbattendo generano un frastuono fastidioso.
 Sbatto le mani sul muro e do un altro calcione che fa cadere qualche sassolino o detrito dai buchi più larghi della parete. Maledico il negozio del bricolage, il momento in cui ho deciso di entrarci, la cassiera puttana, tutte le persone abili in questi lavori che considerano un buono a nulla chiunque non abbia dimestichezza con le fresatrici o quelli che direbbero “ che ci vuole a attaccare una mensola?”.
 Riprendo il trapano e inizio a perforare a caso il muro con una forza invasiva tale da far cedere la struttura come burro sotto all’ impeto del mio braccio armato. Penso di fare cedere la parete a trapanate, distruggere l’appartamento, fare crollare il palazzo. Non so quanti fori ho fatto, strappo il trapano dalla sua foga, e lo scaravento a terra con tutte e due le braccia riuscendo a crepare una piastrella.
 Mi volto, gli obesi continuano a parlare delle loro diete, come se nulla fosse successo in casa mia, e la conduttrice ha anche il coraggio di sorridere. Maledetta, maledetti lardosi, penso di gridare. Mi lancio contro la televisione e le assesto un ennesimo calcione terribile, facendola cadere e spegnendola per sempre.

 Il Natale passa rapidamente anche quest’anno. Alcune  persone gioiscono, altre hanno poco di cui gioire.

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venerdì, 12 dicembre 2008
Da quanto non posto? Tanto, tantissimo. Nonostante le finte promesse, le buone intenzioni. Ma troppo spesso mi è difficile gestire il tempo, si rimanda sempre a domani, sempre, cazzo. E questo blog giace silenzioso.
Una cosa però volevo dire, visto che ne ho letta notizia e stranamente non ho sentito ancora nessun eco. Non posso tacerne:


Ma cos'è il canone? Il canone? Ma di cosa si sta parlando? Devo essermi perso qualcosa.
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giovedì, 31 luglio 2008

Stremato. Mancano sei giorni. Solo quattro di lavoro. E poi ferie. Ferie. Ferieferieferie. Quelle che a scuola si chiamavano vacanze. E duravano tre mesi. Dico, tre mesi. Tre. Che a fine agosto ti eri anche rotto i coglioni di stare in vacanza, santo cielo, e veniva voglia di tornare al Copernico. E poi, "quest'anno studio, cosí a metá maggio sono a posto..."  Come no.

Vado al mare, se non mi rimandano a settembre. E domani mi faccio interrogare in mate, cosí tiro su.

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venerdì, 11 luglio 2008

Provo a dire che cercheró di mettere un postino un po' piú di frequente, dato che ho saputo che alcuni amici cercano su questo blog notizie su di me, per sapere se sono vivo, se sto bene, le cose basilari, almeno, visto che non mi faccio mai vivo con nessuno. Qualcuno mi manda comprensibilmente affanculo, qualcuno invece lo sa che in fondo penso spesso a parenti/amici. Ma. Il lavoro intenso, le giornate che rotolano via una dietro l'altra, la mente arrovellata tra questioni lavorative, umorali, vitali. Problemi, anche. Spesso in attesa di soluzione. E gli accessori. L'estate in cittá (sempre Madrid), il caldo, la fretta, gli orari, la sete notturna, il cuscino che non é mai fresco, le macchine che tentano di investirmi, le intercettazioni (sssst), l'aria condizionata. E giú. Gli incubi di notte, le sveglie presterrime, il noleggio dell'auto, i calzetti sotto il letto, il lodo Alfano, la schima da barba finita, la cassiera colla faccia da culo, calle Alcalá chiusa al traffico, gli stronzi in genere, che non crepano mai. E di nuovo, "non ho chiamato A, B né C. Nemmeno uno straccio di mail. Dai, scrivo domani. Anzi, chaimo. Adesso chiamo. Senza saldo, cazzo. Ricarico il telefono, e domani chiamo tutti. "

Certo, Paolo.

e cosí via, ad libitum. Vi abbraccio.

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mercoledì, 02 luglio 2008
Oggi Zapatero mi ha regalato 200 euri in busta paga. Li aveva promessi a tutti i lavoratori, se gli spagnoli l'avessero votato. Detto, fatto. Io non l'ho votato, non avendone diritto in Spagna. Ma ho accettato ugualmente.
Voi cosa avreste fatto?
Ana, responsabile dell'aministrazione, mi ha anticipato che altri 200 euri arriveranno prima di dicembre.

Le aliquote di Berlusconi?

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venerdì, 18 aprile 2008

Ecco. Contenti adesso? ...sempre con ottimismo, verso la catastrofe.

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martedì, 04 marzo 2008

Meno tasse. Meno. Meno di meno. Voglio dire, niente tasse. Zero. Un cazzo di tasse. Quali tasse?? Lavoro, quello sí. Tanto. Tanto lavoro. Una sudata. Per tutti, per i giovani. Santo cielo, i giovani. Opportunitá e tanto spazio per i giovani. Il futuro. L'economia, ecco. L'economia. Rilancio dell'economia. Le piccole e medie imprese. E le grandi. Tutte le imprese. Rilancio dell'economia per tutte le imprese, per tutti. E il debito pubblico. Si abbassa, si risana, scompare. Diventerá credito. Il credito pubblico. Il sud, rilanciarlo. Il rilancio dello sviluppo del sud. Spesa pubblica. Si abbassa, si contiene. Santoro, si contenga, cribbio. Si azzera. Si incassa. L'incasso pubblico, quale spesa?? L'ambiente, aria fresca. Spazzatura? Via la spazzatura, checcazzo. La sicurezza, tanta sicurezza. Per tutti. Sicurezza sul lavoro. Sicurezza, sicuro.

Qualcuno ha qualche problema? Eh, grazie al cazzo. É colpa del governo precedente, sempre di quello precedente, sempre quello che precede. Che precede chi? Ma tranquilli, c'é aria di novitá, amici, tutto sotto controllo.

Esercitate il vostro diritto a non essere presi per il culo. Voi valete.

Non votate.

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lunedì, 25 febbraio 2008
«Andiamo?» Chiede
«Dove?» Chiedo
«Da qualche parte, no?» risponde sorridendo come mai nessuno ha sorriso.
Raggiungiamo a piedi un locale a me sconosciuto: l’entrata non è altro che un portoncino che apre su una rampa di scalini illuminata da plafoniere contenenti tubolari di neon bianco. Oltre la rampa di scale sbarchiamo su un tappeto consumato affiancato da due posacenere a stelo, e qualche pianta assetata sta lì. Una delle porte che ci si presentano è aperta, quindi la varchiamo. Questo posto altro non è che un grande appartamento trasformato in locale a tema; il tema è: appartamento grande. C’è una strana atmosfera, ma piacevole, come se tutti gli avventori in un certo modo si conoscessero, sento delle vibrazioni fluide. Persone di età varia, da ventini a cinquantini. La voce di Madeleine Peyroux ci delizia dall’alto, accompagnata da ottimi passaggi strumentali, piano e charleston di grande effetto, fiati e contrabbassi esperti, vassoi con calici di ottimo vino che mi passano davanti. Sembrano un invito a servirsi, e allora mi servo, che altro dovrei fare? Certi inviti non si declinano. Si tratta di un cabernet sauvignon, profumo intenso con note di spezie. Eccellente con la cacciagione, ma a quanto pare ottimo anche senza cena, con note di sbronza.
Provo una sorta di serenità insolita, ma con un fondo di emozione come se qualcosa che rompe gli schemi dovesse succedere improvvisamente. Come se fossi a una festa in cui tutti più o meno si conoscono e sono in attesa del festeggiato. Gaia accenna qualche saluto, scambia qualche sorriso dei suoi. E nella foschia dei fumi dell’alcool questo mi prude allo stomaco come se di autentica gelosia si trattasse: si è incrinata l’illusione che quei sorrisi fossero solo per me.
Mi prende sottobraccio e alternando leggere strette all’arto a occhiate deliziose, non so se vere o costruite dalla mia fantasia vinacea, mi accompagna da una parte all’altra del grande appartamento e mi presenta ad alcune ragazze e a qualche ragazzo e stringo diverse mani e può essere anche che dica qualcosa sul locale che mi piace, o chi sia il padrone di casa, o sulla musica vibrante che segna la fine del primo tempo. Nel contempo recupero qualcosa da mangiare tipo olive giganti speziate, olive ascolane tiepide dalla panatura moscia, salatini e tramezzini infimi da vassoi dislocati in varie aree di questo strano ambiente, e un paio di bicchieroni d’acqua naturale che in qualche minuto mi schiariscono le idee e danno inizio alla ripresa. Il fatto positivo è che Gaia mi sta sempre a fianco, e ha sempre qualcosa di interessante da dirmi; continuo a vederla sorridente e bella e sembra sia perfettamente consapevole del crescere e decrescere del tasso alcolico nel nostro sangue e delle dirette conseguenze di ciò. Continua a trovare i momenti più opportuni per stabilire con me un contatto fisico, che a questo punto diventa tacitamente ufficiale e trascorriamo un lasso di tempo valutabile tra i tre e i trenta minuti tenendoci per mano, e improvvisamente ma con disinvoltura mi mette una mano nei capelli sulla nuca e poco dopo le massaggio un fianco e forse, dico forse, le tocco il seno mentre della bossa nova pregna l’aria. Poi sorride di nuovo, solo per me. Tutto questo accade al quarantesimo della ripresa, quando ormai i gruppi di conversanti si sono più o meno definiti e gli spostamenti viscosi della gente nelle varie aree sono minimi: solo pochi avventori continuano a servirsi da bere in diverse zone e a fare il pieno di olivone e patatine e a infiltrarsi in gruppi di persone senza trovare una loro identità o delle coordinate nel reticolo sociale di questo posto. Un po’ come me, penso, solo che a me succede nella vita.
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venerdì, 08 febbraio 2008

Questo é quanto proposto. Tutto nasce da una sorta di scommessa di Hemingway. Proprio suonato, il vecchio Hem. Il Corriere propone a tutti di inviare un romanzo di, appunto, sei parole. Solo sei. Compresi articoli e congiunzoni. Mi sembra un'idea a metá tra una genialitá e una cazzata, quella di Hemingway, dico. Io la ripropongo qui, invitando chiunque voglia scrivere il suo romanzo. Semplice: sei parole, solo sei. Che devono raccontare una storia, insomma. Sul Corriere ho letto alcune cose che mi sono sembrate interessanti, ma anche una marea di interpretazioni a mio avviso sbagliate. Questo é quello scritto da Hemingway: " For sale: baby shoes, never worn."  (In vendita: scarpette neonato, mai indossate). Io ne ho proposto tre:

  • Progresso della scienza -  " Tu, uomo solo, partorirai con dolore."
  • Adulterio - " Solo sei parole per te. Troia."
  • Fine di una storia d'amore - " Ti bacio, ma sai di niente."

Scrivetemi anche voi il vostro romanzo. Non dev'essere una poesia, né una barzelletta, né una filastrocca. Solo un romanzo, di sei parole.

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giovedì, 27 settembre 2007

Mi trovo in Spagna, a Madrid.

Il motivo é semplice: offerta di lavoro, rifiuto, rilancio, rifiutino, rilncio, accettazione. Seguono licenzimento dall'impiego in corso a Milano, scardinamento dei vincoli che mi legavano a un appartmento, ricerca frenetica in rete di una sistemazione nella capitale iberica. Questa é la causa della mia latitanza nelle ultime settimane.

Una notizia: nemmeno a Madrid i proprietari di appartamenti provano vergogna nel richiedere affitti stellari in cambio di fogne col campanello. Almeno su questo l'Italia é in linea con l'Europa. Alcuni avvertimenti per chi inizia a scorrere gli annunci immobiliari delle grandi cittá:

1. Luminoso appartamento puó significare che alle 10 di mattina sia necessrio accendere le luci per capire se una porta é aperta o chiusa.

2. Stabile d'epoca é un eufemismo per indicare palazzi pericolanti che sbriciolano calcinacci ogni volta che si sbatte ferocemente il portone, ma sembra l'unico modo per chiuderlo.

3. Servitissimo vuol dire che dopo una marcia di 30 minuti raggiungerete la fermata dell'autobus che vi porterá in altri 30 minuti a un capo di line metropolitana.

4. Tranquilla zona residenziale vuol dire nel deserto. Non é raro che nelle tranquille zone residenziali gli autoctoni non parlino la lingua ufficiale del Paese in cui siete.

5. Appartamento arredato ha molteplici interpretazioni. Nessuna vi stupirá mai positivamente.

6. Mansarda potrebbe significare soffitta.

Ora vado a farmi una passeggiata al Parque del Retiro, che é proprio qui di fronte.

 

 

"...Cuando la muerte venga a visitarme,

que me lleven al sur donde nací.

Aquí no queda sitio para nadie,

pongamos que hablo de Madrid."

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