Entro in casa, e deposito tutti gli acquisti a terra, sposto il tavolo, le sedie, libero la parete interessata su cui monterò le mensole. Riappoggio la televisione sul mobiletto, e le ridò vita.
Dei personaggi apparentemente eleganti e seri parlano di diete e di salute e di quanto il peso eccessivo ne mini l’integrità e si alternano ai racconti delle bieche esperienze personali di ciccioni mangioni recidivi dal fiato corto che parlano farfugliando l’uno sull’altro senza far capire niente. Le esperienze si confondono anche nei tentativi di traduzione dall’italiano all’italiano che la conduttrice azzarda tra mille sorrisi. Deve sentirsi bella come una dea tra quella gente eccessiva.
Decido di lasciarli parlare.
Indosso una tuta affatto decente e mi organizzo mentalmente il lavoro prima di mettermi all’opera.
Con un metro pieghevole prendo le misure e marco sulla parete i punti destinati alla foratura assicurandomi che la linea sia orizzontale.
Punta sul trapano, miro, respiro.
Affondo nel muro mentre una nuvola di polvere sottile investe mezza stanza ricoprendola.
Il trapano fatica a penetrare, chissà che cazzo c’è dentro a queste pareti, spero sempre di trovare una pepita d’oro o una mappa di qualche tesoro nascosta nei decenni passati. Trovo solo materiale che con fatica si polverizza e continua a peggiorare la situazione. Polvere grigia, polvere rosso mattone. Trapano e spingo con fatica. Un foro, due, tutti. Una sudata. Ho la sensazione che queste pareti non siano adatte a questo tipo di intervento, troppo invasivo per la loro struttura vecchia e sgretolante. Cominciano i dubbi e monta il nervosismo per essermi dedicato ad un’operazione azzardata e forse inutile. Decido di avere già superato il punto di non ritorno, ormai continuo.
Inserisco i tasselli, ognuno con la sua particolarità: alcuni devono essere ficcati dentro con colpi decisi di martello, che per l’occasione è stato egregiamente sostituito da un batticarne, dopo aver sperimentato senza successo la tecnica di colpi di libro, altri entrano senza alcuna resistenza, e anzi, si muovono un po’ troppo all’interno del buco. Altri sembrano calzare meglio.
Appoggio i reggimensola sul muro in corrispondenza dei buchi con i tasselli, inserisco il principio delle viti e inizio ad avvitare.
E’ l’inizio della fine: alcuni tasselli, deputati al bloccaggio delle viti ed alla sicurezza del sostegno, vengono meno alla loro funzione e ruotano all’interno del buco. Altri si deformano rendendosi inefficienti, altri addirittura escono dal foro, non avendo capito un cazzo su ciò che dovevano fare.
I reggimensola sono precari, è evidente che non sopporteranno mai il peso della mensola anche se caricata lievemente.
Respiro tra le polveri che ancora annebbiano l’aria.
Va bene, mi dico. Riproviamo.
Altre misure, altri buchi, altre penetrazioni dolorose di tasselli. Il risultato non cambia molto.
Il mio volto è in tensione. Cerco di mantenere la calma per restare preciso e meticoloso.
Svito, e smonto per riprovare per la terza volta. La parete è già sporca e ripetutamente perforata.
Con nervosismo elevato ripeto l’opera: il risultato è ancora peggiore del primo e del secondo tentativo. La parete è piena di buchi, alcuni contenuti, altri degenerati in sgretolamenti irrimediabili.
Ho la faccia paonazza e tirata, prendo a calci la parete imprecando e lasciando l’impronta delle suole, sbatto a terra i reggimensola, i tasselli del cazzo, tutto. Do un calcione violento alle mensole rimaste appoggiate tra il pavimento e la parete stuprata ferendomi un piede, che inizia a pulsare da subito. Le mensole ricadono e si ammaccano e sbattendo generano un frastuono fastidioso.
Sbatto le mani sul muro e do un altro calcione che fa cadere qualche sassolino o detrito dai buchi più larghi della parete. Maledico il negozio del bricolage, il momento in cui ho deciso di entrarci, la cassiera puttana, tutte le persone abili in questi lavori che considerano un buono a nulla chiunque non abbia dimestichezza con le fresatrici o quelli che direbbero “ che ci vuole a attaccare una mensola?”.
Riprendo il trapano e inizio a perforare a caso il muro con una forza invasiva tale da far cedere la struttura come burro sotto all’ impeto del mio braccio armato. Penso di fare cedere la parete a trapanate, distruggere l’appartamento, fare crollare il palazzo. Non so quanti fori ho fatto, strappo il trapano dalla sua foga, e lo scaravento a terra con tutte e due le braccia riuscendo a crepare una piastrella.
Mi volto, gli obesi continuano a parlare delle loro diete, come se nulla fosse successo in casa mia, e la conduttrice ha anche il coraggio di sorridere. Maledetta, maledetti lardosi, penso di gridare. Mi lancio contro la televisione e le assesto un ennesimo calcione terribile, facendola cadere e spegnendola per sempre.


